Suocera invadente rovina il matrimonio

Addebito, allontanamento dalla casa familiare e violazione di domicilio: come gestire le liti causate dai genitori di uno dei coniugi. 

Che succede se una suocera invadente rovina il matrimonio? Non è solo uno stereotipo sociale. L’episodio assume, in determinati casi, una veste tanto importante da interessare i giudici. Già, perché spulciando gli archivi della giurisprudenza, non è difficile trovare battaglie giudiziarie tra marito e moglie in cui la separazione viene addebitata all’incapacità dell’uno o dell’altra di tenere a bada la propria madre. 

Certo, ai genitori si deve sempre rispetto, ma anche questi ne devono ai figli, e soprattutto ai generi e alle nuore, che non sono familiari ma semplici affini. 

Il dubbio che si è posto nelle aule di tribunale è se, in caso di suocera invadente che rovina il matrimonio, il figlio o la figlia ne risponda con il proprio coniuge: se cioè se ne deve assumere la responsabilità. Responsabilità che implica il cosiddetto «addebito» ossia, in caso di separazione, la perdita tanto della possibilità di chiedere l’assegno di mantenimento quanto del diritto alla quota di legittima in caso di decesso del coniuge.

Suocera invadente: cosa fare?

Secondo diverse pronunce, l’ingerenza della suocera nel mènage familiare può costare la separazione. In un recente caso deciso dal tribunale di Teramo un uomo è stato condannato per aver tirato i capelli alla moglie, a seguito di una furibonda lite in cui lei si era ribellata alla costante presenza della suocera nelle questioni domestiche: una presenza durata oltre venti anni. Situazione acuita dalla smaniosa attenzione che la suocera mostrava per la casa di sua proprietà, ove viveva il figlio con la moglie e i loro cinque figli. Tale situazione, oltre alla esasperazione della nuora, è stata la causa dell’episodio contestato, avendo il marito aggredito con violenza la moglie proprio durante un’accesa discussione scaturita dal comportamento ossessivo nei confronti di quest’ultima da parte della suocera. 

I giudici hanno definito tale situazione una «prevaricazione morale del marito, in ciò sostenuto dalla forte presenza dei componenti della sua famiglia di origine». Come dire: con tutto il bene che si può volere alla propria madre, non si può costringere il proprio coniuge a tollerarne la presenza giornaliera. Chi lo fa sta violando i doveri del matrimonio.

Figlio morbosamente attaccato alla madre: è responsabile?

Ma questa non è l’unica pronuncia sul tema. Secondo il tribunale di Roma, se da un lato non si possono pretendere i danni dalla suocera che provoca la rottura di un fidanzamento, poiché una promessa di matrimonio non è un contratto e quindi non può generare una richiesta di risarcimento, qualora la coppia sia invece sposata le ingerenze della suocera, se ben dimostrate, possono giustificare la separazione con addebito. Quando uno dei coniugi è morbosamente attaccato al proprio genitore non mostra rispetto né per il proprio coniuge né per l’impegno che ha assunto sull’altare, atteso che la gestione della famiglia spetta solo al marito e alla moglie e non ad estranei. Il che ne dimostra l’immaturità, che è fonte di responsabilità. 

Suocera invadente: si può abbandonare la casa?

Se la moglie non solo permette la presenza continua e invadente della propria madre nel rapporto di coppia ma la sostiene in tutto e per tutto, dando puntualmente torto al marito, quest’ultimo è legittimato ad abbandonare il tetto domestico senza che da ciò possa derivare alcun addebito. 

Tuttavia, non sempre si può chiedere l’addebito della separazione perché la suocera è invadente. Secondo la Corte d’appello di Roma, la sola costante presenza della madre dell’altro coniuge nella vita di coppia non giustifica tale richiesta. Occorre, infatti, dimostrare l’ingerenza della suocera assecondata dal figlio o dalla figlia.

Suocera invadente: è violazione di domicilio

In chiusura non possiamo fare a meno di citare una pronuncia della Cassazione che ha condannato per violazione di domicilio la suocera entrata in casa senza il consenso di entrambi i proprietari: affinché un genitore possa varcare lo zerbino è necessario che sia ben accolta tanto dal figlio/a quanto dal suo coniuge. E non importa se la casa è di proprietà della stessa suocera: il fatto che l’abbia data in comodato al figlio fa sì che l’immobile ne diventi privata dimora e quindi tutelata dalla legge penale. E questo vale non solo per le coppie sposate, ma anche per quelle di conviventi. 

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Avvocato Natascia Carignani