Relazione sui social: è considerata tradimento?

Amore platonico su una chat: la prova non può essere portata in giudizio per dimostrare la relazione fedifraga. 

Immagina che tua moglie o tuo marito trovi una tua chat con una persona sconosciuta, intrattenuta tramite un social network. Tra voi non c’è mai stato alcun contatto fisico, non vi siete mai visti, mai baciati: non avete insomma avuto alcun tipo di rapporto. Ma la chat è inequivoca: il tenore dei messaggi, gli emoji con i cuoricini e le faccine innamorate, i complimenti… tutto fa pensare a un coinvolgimento, se non fisico, quantomeno emotivo. Insomma, una vera e propria attrazione visiva. Ebbene, una relazione sui social è considerata tradimento? 

Di tanto si è più volte occupata la giurisprudenza nel tentativo di stabilire il confine tra una normale amicizia e “qualcosa di più” di una semplice amicizia. 

Secondo la giurisprudenza, una relazione platonica – quella cioè che si sostanzia in un fitto scambio di messaggi o e-mail “espliciti”, seppur a distanza, con una persona con cui non si è mai consumato un rapporto sessuale, è ugualmente da considerare infedeltà coniugale

In buona sostanza, affinché si possa parlare di tradimento è sufficiente un coinvolgimento mentale (sia esso sentimentale o solo passionale), anche senza contatto fisico. È questo infatti che lede la fiducia dell’altro coniuge e rende quindi la convivenza ormai intollerabile. 

Tutto ciò chiaramente – lo diciamo a costo di apparire un po’ scontanti – non significa che non si possono avere amicizie virtuali anche se dell’altro sesso. Queste sono consentite dalla legge, né potrebbe essere diversamente atteso il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione. E, come dicevano i latini, “tutto è puro per i puri”. Quindi, chi agisce con buone intenzioni, senza secondi fini, non può certo definirsi un “traditore”, un fedifrago. Ma già il semplice fatto che la chat sia tenuta nascosta fa sorgere un fondato sospetto che, dietro di essa, vi possa essere qualcosa in più rispetto a una semplice conoscenza virtuale come, ad esempio, l’intenzione – in un futuro più o meno prossimo – di avere un contatto fisico.

C’è però da dire che, per stabilire quando la relazione sui social è tradimento, bisogna fare un’analisi caso per caso per valutare se, dal tenore delle parole, si possa intuire l’esistenza di un’attrazione.

Ma quali possono essere le conseguenze del rinvenimento di una relazione su una chat? La sanzione è quella del cosiddetto addebito. In pratica, il coniuge infedele non può, in caso di separazione e divorzio, rivendicare né l’assegno di mantenimento, né i diritti ereditari nei confronti dell’ex. 

Questa previsione rischia però di avere un impatto modesto, se non solo simbolico, quando il traditore è il marito. Difetti questi, avendo nella gran parte dei casi il reddito superiore o al massimo uguale a quello della moglie, difficilmente ha diritto al mantenimento. Ragion per cui, l’eventuale imputazione di addebito non implicherebbe per lui alcuna conseguenza (se non, nella remota ipotesi in cui la moglie dovesse morire prima del divorzio, la perdita della qualità di erede legittimario).

C’è un’ultima ma non meno importante precisazione da fare. Per poter provare la relazione in chat, il coniuge tradito dovrebbe portare al giudice le prove. E queste non potrebbero certo consistere in screenshot acquisiti contro la volontà del titolare dell’account social, atteso che ogni accesso all’altrui sistema informatico costituisce un reato. E le prove acquisite in violazione della legge non possono avere valore in un processo. Quindi, paradossalmente, il coniuge tradito avrebbe poche armi per dimostrare l’infedeltà, a meno che la stessa non sia oggetto di confessione da parte dell’altro o non avvenga sotto gli occhi di eventuali testimoni che possano dichiarare quanto visto dinanzi al giudice. Si tratta di ipotesi quindi piuttosto rare.

Risultato: se anche il tradimento via chat può restare “impunito”, nel senso che – essendo difficilmente dimostrabile – non può essere accertato, esso comunque comporterà pur sempre il diritto per un coniuge di chiedere la separazione. E al di là di tutto, questa è una sconfitta per il matrimonio.  

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Avvocato Natascia Carignani